Vi offriamo quelli che sono stati i 3 maggiori capolavori e i 3 flop del mese di aprile

Vi offriamo quelli che sono stati i 3 maggiori capolavori e i 3 flop del mese di aprile
I Sixers piegano i Celtics, Cleveland rischia ma batte Orlando di Marco Bonfiglio
I Sixers costringono i Celtics alla seconda sconfitta consecutiva in casa, i Cavs sprecano 23 punti di vantaggio ma battono nel finale Orlando, i Rockets ritrovano Harden e piegano i Wolves

I risultati della notte NBA.

Boston-Philadelphia 80-89

Joel Embiid a febbraio giocherà il suo primo All Star Game e al Garden di Boston è settimana di lunghi dominanti delle squadre ospiti. Dopo lo show di Davis è sua la firma sulla vittoria a basso punteggio dei Sixers in quello che sembra essere lo scontro tra la squadra del presente e quella del futuro. Boston perde la seconda gara di seguito e riapre la caccia al primo posto nella Eastern Conference, mentre Philadelphia è alla settima vittoria nelle ultime dieci giocate e a 21-20 combatte per un posto playoff. Si segna poco e l’unico strappo offensivo dei Sixers vale il 32-21 del terzo periodo che indirizza la partita, i Celtics sono stanchi e non riescono a generare la solita rimonta. Lo si vede anche dalle 19 palle perse, numero anomalo per la squadra di Stevens che tira con il 40.5% dal campo, viene travolta a rimbalzo e ha contributo dal solo Morris nella rotazione. L’assenza di Irving si sente e Smart e Horford (13 punti e 5 rimbalzi il primo, 14 e 3 assist il secondo) non bastano. I Sixers dominano dentro l’area con Embiid (26 punti e 16 rimbalzi, record in carriera eguagliato, più 6 assist e 2 stoppate) e Saric (16 punti e 3 recuperi) nonostante la prestazione poco appariscente in attacco di Simmons. Giochi aperti in testa e in coda.

Houston-Minnesota 116-98

Il ritorno in campo di Harden è la prima buona notizia per i Rockets, che travolgono al Toyota Center i Wolves scappando a cavallo dell’intervallo e segnando 63 punti tra secondo e terzo periodo. Il secondo tempo non ha storia e se il barba non è al meglio (10 punti con 3/15 dal campo e 7 assist) ci pensa Gordon a stupire sul perimetro (30 punti con 7/13 dall’arco in 35 minuti dalla panchina) segnando anche un canestro da metà campo alla fine del terzo periodo. Houston segna 17 triple, Paul (19 punti, 9 assist e 3 recuperi) e Capela (20 punti e 5 rimbalzi) fanno il resto del lavoro. Minnesota ha un calendario terribile, perde la seconda partita consecutiva e vive il momento più difficile della stagione di Wiggins (16 punti con 5/12 al tiro e 5 rimbalzi) che non è un fattore in area. Butler (23 punti e 4 rimbalzi) e Towns (22 punti e 16 rimbalzi) non cambiano l’inerzia, Thibodeau ha poco dalla panchina e poco dell’atteggiamento difensivo che aveva trasformato i Wolves a inizio gennaio in una squadra temibile per tutti.

Cleveland-Orlando 104-103

I Cavs ci provano in tutte le maniere a rovinarsi la notte alla Quicken Loans Arena ma alla fine riescono a interrompere la loro striscia di sconfitte. Vanno avanti 36-20 a fine primo periodo, segnano 67 punti all’intervallo e quando si voltano indietro scoprono di essere in vantaggio di 23 punti. Sembra fatta ma i Magic trovano un parziale di 33-17 nel terzo quarto e spinti da Gordon la riaprono completamente. Il finale è in volata e Shelvin Mack segna anche il canestro che manda davanti Orlando 103-102. Servono due tiri liberi di Isaiah Thomas a 11 secondi dalla sirena per dare la partita a Cleveland e un errore decisivo dentro l’area di Payton in una strana dinamica nella quale gli arbitri decidono di fischiare una palla a due. I Cavs vivono momenti di eclissi in difesa e nella gestione offensiva, tirano con il 44.7% dal campo e perdono 19 palloni. LeBron James sarà uno dei due capitani all’All Star Game e potrà scegliersi la squadra, ma vive una notte difficile (16 punti, 7/16 al tiro, 6 palle perse) e Thomas è protagonista (21 punti, 4 assist 2 recuperi) nella gara in cui si rivede Derrick Rose (9 punti e 3 rimbalzi in 13 minuti). I Magic pagano il 22.7% dall’arco nonostante i sei uomini in doppia cifra e rimangono all’ultimo posto della Eastern Conference, Payton (19 punti e 8 assist) e Gordon (17 e 11 rimbalzi) fanno venire i brividi ai padroni di casa, che festeggiano la vittoria ma sono lontani dalla risoluzione dei problemi.

Portland-Indiana 100-86

Quinta vittoria consecutiva casalinga per i Blazers che fermano a sei la striscia di vittorie dei Pacers e restano attaccati ai Thunder nella corsa al quinto posto della Western Conference. La storia si risolve nel quarto periodo con le squadre incollate nel punteggio. Portland confeziona un 26-12 negli ultimi dodici minuti e un parziale di 15-2 per iniziare l’ultimo quarto nel quale Lillard segna 8 punti. La stella dei Blazers è l’uomo decisivo (26 punti, 5 rimbalzi e 8 assist) in una serata di basse percentuali con Nurkic (19 punti e 17 rimbalzi) presenza decisiva in area. Non incide McCollum ma i padroni di casa fanno 16/16 ai liberi e Indiana si ferma a 7/26 dall’arco senza avere presenza in area da Sabonis e Bogdanovic. Sono prolifici Oladipo e Collison (23 punti a testa, il primo con 7 rimbalzi e 2 stoppate) ma la squadra di McMillan tira con il 39.6% dal campo e prolunga un digiuno di oltre dieci anni sul parquet dei Blazers, ultima vittoria che risale al novembre 2007.

Marco Bonfiglio

https://www.infobetting.com/blog/risultati-nba-18-gennaio-sixers-battono-celtics/

 

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