Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini
Adrian Banks, voto: 8
Un leader assoluto, qualità e talento sconfinato per il “jazzista” di Memphis a servizio dell’Allianz Trieste. Stagione con numeri stellari: 16.7 punti a partita, 56.3% da due punti, 38.6% da tre e 90.2 ai liberi, con 4.3 rimbalzi ad allacciata di scarpe e 3.9 assist. Decisivo in tante partite, ha l’unico neo in quella carta d’identità che non permette qualità e freschezza per quaranta minuti. Banks è il nuovo idolo di Trieste, la società caricherà a pallettoni “il pistolero” per la nuova stagione?
Corey Davis, voto: 7/8
L’ “assiro” è come Jean Paul Belmondo, un “brutto che piace”, nel senso che la sua pallacanestro è gradita ai tifosi anche quando non presenta una facciata (numeri ndr.) convincente. Mentalità balcanica, attitudine e concentrazione al top, in primis sul piano difensivo. I cambi di ritmo e di velocità in penetrazione un marchio di fabbrica che ha migliorato tutto il gioco Allianz nella seconda parte di stagione. Da riconfermare.
Andrejs Grazulis: 7
Elemento che vale 9 per caratteristiche tecnico/atletiche: difende benissimo, sa giocare con competenza spalle a canestro, segna anche da fuori e mai una parola fuori posto (anche perché non ha mai parlato!). Peccato che diverse volte è mancata quella “cattiveria” sportiva decisiva ad alti livelli, quel livello di aggressività tale da imporre la propria fisicità sugli avversari. Lascerà un vuoto importante, l’istantanea da ricordare il canestro all’ultimo secondo contro Trento in “fade-away”.
Alessandro Lever, voto: 7
Il futuro della Pallacanestro Trieste. Sembra un mormone pronto alla lezione di pianoforte da un’insegnante inglese, in realtà ha mani da clavicembalista per la pallacanestro. Tecnicamente già pronto, deve lavorare sul fisico per “appuntire” i gomiti e “sporcare” il proprio gioco nella tonnara d’area, ma siamo sulla strada giusta. L’infortunio di metà stagione ha condizionato il rendimento della squadra.
Jason Clark, voto: 6/7
E’ stato chiamato per essere l’elemento di “rottura” e il suo compito l’ha eseguito egregiamente. La “cavalletta” ha portato imprevedibilità, punti in poco tempo e momenti di discreta difesa. Il “molleggiato” è tutto da capire però nell’ottica di una possibile riconferma, perché consumare due visti nello spot di guardia per Banks e Clark potrebbe essere un lusso eccessivo, soprattutto nell’ottica del 5+5.
Marcos Delia, voto: 6/7
Per chi la memoria corta, si potrebbe parlare di un voto generoso in funzione del finale di stagione. In realtà l’argentino ha tenuto da solo il reparto per buona parte del campionato, con prestazioni sempre sopra la sufficienza fatte di senso della posizione, qualità tecnica ed esperienza. Chi nasce tondo non può morire quadrato, per cui l’atletismo e i chili sono il “gap” mancante a questi livelli. Uomo comunque di grandissima affidabilità.
Sagaba Konate, voto: 6
Per il voto ho dovuto riunire una commissione di psicologi di rango internazionale. Dal collo in giù cestista da 8 in pagella: atletismo importante, mano educata e preciso (61.1% da due punti). Dal collo in su il voto scende inesorabilmente a 4; troppo incostante, concentrazione a singhiozzo e intere partite a cercare l‘ “io” che alberga dentro di lui… senza trovarlo. Scommettere su di lui o no? Gli appassionati si dividono.
Luca Campogrande, voto: 6
Falcidiato dagli infortuni, ha trovato pace nell’ultima parte di stagione. Le ultime partite hanno indicato la via per il domani: arma tattica difensiva dalla panchina con licenza di spaccare in due le partite colpendo dall’arco dei tre punti. Serve un’estate di duro lavoro fisico/atletico e la via della redenzione la si può vedere…
Lodovico Deangeli, voto: 6
Fino a che non eseguirà due tiri consecutivi con la stessa identica meccanica, non avrà “omaggi” in pagella. Ragazzo straordinario per attitudine e abnegazione sul parquet, la “prosecuzione operaia” di Andrea Coronica. Per restare a questi livelli Lodo deve chiedere le chiavi dell’Allianz Dome, chiudersi dentro ed eseguire sessioni di tiro allo sfinimento. Un delitto perdere l’abbrivio per restare a certi livelli.
Corey Sanders, voto: 5/6
Ha dato quello che il suo “curriculum vitae” sostanziava in sede di presentazione: abilità penetrative (solo dalla parte destra), buoni cambi di ritmo e pessimo feeling con il tiro da tre punti. Tanto paghi tanto hai, e quel poco che ha guadagnato, il ragazzo… se l’è anche goduto a Trieste (capiscimi a me).
Juan Fernandez, voto: 5/6
Uomo imprescindibile nello spogliatoio della Pallacanestro Trieste. Il suo repentino addio è ammantato da un doveroso rispetto per scelte delicate e personali. Il giudizio del campo è fisiologica anticipazione: linguaggio del corpo eloquente, tantissima fatica a produrre la sua pallacanestro e poche fiammate. Resterà il ricordo di un indelebile rapporto d’amore fra il “lobito” e la città di Trieste.
Fabio Mian, voto: 5
Insufficienza che è un concorso di colpa con chi gli ha messo un fardello più grande del dovuto. E’ sempre stato un uomo proveniente dalla panchina con compiti di “rottura”, a Trieste invece è stato costretto ad essere l’ala piccola titolare, a volte anche unico nel ruolo visto l’infortunio di Campogrande. La sua stagione è leggibile sul volto del ragazzo, volto ieratico e sorrisi neanche a parlarne.
TyShon Alexander, voto: 3
Una meteora, arrivato dalla Virtus Bologna ha avuto il merito di scontentare proprio tutti, dal Presidente ghiacci sino al tifoso occasionale che passeggiava per sbaglio fuori dal Dome con il cagnolino. Inadeguato in ogni aspetto del gioco, invece di mettere una pezza alla crisi Allianz, ne ha acuito la gravità.
Daniele Cavaliero, voto: sigillo trecentesco
Non è un voto ma un monumento virtuale. L’ultimo depositario della triestinità verace declinata a competenza cestistica chiude un percorso virtuoso. Lo fa con serenità, garbo ma non senza emozione, per uno che è sempre stato il primo tifoso della Pallacanestro Trieste. Sarebbe un peccato disperdere cotanto spessore umano e professionale, nel caso smettesse per davvero, la società pensi ad un possibile ruolo in società.
Franco Ciani, Marco Legovich, voto: 6
Stagione caratterizzata da un girone di andata straordinario (favorito dal calendario e dai “suicidi” sportivi di Trento e Napoli) e da uno di ritorno molto complesso. L’addio di Juan Fernandez non ha aiutato, ha squilibrato il gruppo mettendo in difficoltà lo staff tecnico. La sensazione è che il coach friulano non abbia osato troppo, abbia cercato una sorta di continuità (pur con caratteristiche diverse) con un pesante passato, appiattendo il prodotto finale. Comunque stagione positiva.